7 novembre 2010

Il Leader è il Chief Energy Officer dell'Azienda

Si, avete letto bene, essere il leader equivale ad essere il Chief Energy Officer. Il punto di partenza di questo concetto è che i manager ed i dipendenti condividono la stessa idea sbagliata, folle, ovvero che gli esseri umani operano allo stesso modo dei computer: continuamente, a velocità sempre più spinte, e magari gestendo diversi programmi contemporaneamente. In realtà noi esseri umani siamo disegnati per pulsare. Si, pulsare, siamo più produttivi quando ci muoviamo in modo ritmico tra l'utilizzare ed il rinnovare la nostra energia per soddisfare quattro dei nostri bisogni chiave: fisico, emotivo, mentale (nel senso dell'espressione di sé stessi) e spirituale (il significato che diamo alla vita).
In questa cornice uno degli aspetti fondamentali del ruolo del leader è quello di reclutare, mobilitare, inspirare, focalizzare, dirigere e alimentare regolarmente l'energia di coloro che guidano.
L'energia, dopo tutto, è contagiosa, ed il modo in cui ci sentiamo - come leader -  in ogni specifico momento influenza profondamente il modo in cui le persone che lavorano per noi si sentono. E come loro si sentono influenza profondamente il modo in cui performano, nel bene e nel male. La responsabilità di un leader, dovrebbe essere risaputo, non è quella di fare il lavoro al posto dei suoi collaboratori, ma piuttosto di favorire, in ogni modo possibile, la loro possibilità di dare il meglio di sé sul lavoro ogni giorno.
Pensate un attimo ai capi che avete avuto. Quali aggettivi vi vengono in mente per descrivere quelli di loro che sapevano mobilitare in voi energie positive? Ecco le dieci risposte più comuni da una ricerca fatta negli USA: 
  • Incoraggiante  
  • Ispiratore
  • Gentile
  • Positivo
  • Calmo
  • Di sostegno
  • Leale
  • Risoluto
  • Sveglio
  • Visionario
Se ci fate caso solo tre di queste qualità hanno a che fare con l'intelligenza. Più di due terzi sono qualità emotive - e sono tutte positive. Nessuno dice mai "Adoravo il mio capo quando si arrabbiava come un animale. Mi dimostrava quanto ci teneva a me...". 
Le emozioni negative possono portare ad una azione immediate, ma non ispirano mica le persone a lungo termine. E anche quando si presenta in piccole dosi, l'energia negativa miete molte vittime in azienda.
Quindi l'utilizzo regolare di energia positiva può trasformare un posto di lavoro in pochissimo tempo. Ed in uno studio approfondito di due ricercatori americani, Bruce Avolio e Fred Luthans  su più di duecento studi sulla leadership, solo una qualità tra i leader ha dimostrato di avere, con consistenza, un impatto positivo sui propri collaboratori. Si tratta della capacità di riconoscere il potenziale, anche quello più nascosto che le persone non erano in grado di vedere in sé stessi. Messa in un altro modo. 
I leader migliori utilizzano la propria energia positiva per aumentare la fiducia dei propri collaboratori nelle loro capacità e per alimentare il loro ottimismo e la perseveranza, anche davanti allo stress ed alle inevitabili battute di arresto. 
Questa fiducia dal leader è assolutamente inebriante. E ognuno di noi (se è stato fortunato) sa di che cosa stiamo parlando, perché magari l'ha vissuta con un capo in particolare. Personalmente ho avuto la fortuna di avere capi del genere (aimé devo dire più spesso americani o inglesi piuttosto che italiani), ma oggi vedo con piacere molti manager miei amici - sicuramente più numerosi tra quelli della 'nostra' nuova generazione -  che sanno gestire le proprie persone con calore ed entusiasmo. Il leader guida quindi non solo attraverso le sue azioni, ma anche con il modo con cui ci fa sentire. E non sono i falsi elogi, quelli freddi e senza entusiasmo che le persone cercano, ma piuttosto la semplice riconoscenza per aver fatto un buon lavoro o per uno sforzo aggiuntivo. 
E voi, che tipo di capo siete? Avete il coraggio di chiederlo ai vostri collaboratori? Provateci - è il modo migliore per avere del feedback istantaneo su che tipo di esperienza i vostri collaboratori stanno vivendo con voi. Buona fortuna!
Ma attenzione però, questo non vuole essere un invito al buonismo, nè un'apertura ai fautori del management del 'volemose bene' che poi, dopo la prima fiammata, iniziale si esaurisce per tornare all'interno dei soliti schemi comportamentali. Questo vuole solo essere un invito alla riflessione, al ricordarci che il senso del nostro lavoro sempre di più combacia con il senso del nostro vivere. Ed è dai comportamenti positivi che si trovano energie mobilizzanti. Per gli altri, certo, ma anche per noi stessi. 

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