24 ottobre 2010

Il Personal Branding & l'HR

Il Personal Branding è il processo attraverso il quale le persone e le loro carriere vengono concepite come brand, come marchi completi di promesse di performance e risultati. E se fino ad oggi tutte le tecniche di sviluppo personale si basavano sul cosiddetto self-improvement, il concetto di personal branding suggerisce invece che il successo personale è una funzione anche del self-packaging. Questo include, ma non è ovviamente limitato, il nostro corpo, il modo in cui ci vestiamo, la nostra apparenza e (finalmente...) le conoscenze e/o competenze contenute nel 'prodotto' che siamo, con il risultato finale che il tutto porta all'impressione personale che la comunità più estesa ha di noi. Il primo a parlarne è stato Tom Peters nel 1997, in un libro culto, "The brand called You" (http://www.fastcompany.com/magazine/10/brandyou.html) all'interno del quale Peters suggeriva che, qualsiasi sia la mia estrazione sociale o età, io sono di fatto il presidente, amministratore delegato e responsabile Marketing dell’azienda chiamata “Io Spa”. La mia reputazione e la mia credibilità si definiscono tramite la qualità del mio lavoro attuale e passato e determinano la qualità del mio lavoro futuro. 
Da allora l'argomento ha continuato a svilupparsi. Ma attenzione, non è solo di reputazione che stiamo parlando, il contesto qui è molto più ampio. In un certo senso la reputazione, in quanto valutazione sociale che un gruppo ha verso una persona, per quanto quella persona debba lavorare sodo per costruirsela, è qualcosa rispetto alla quale si finisce per essere passivi, mentre il personal branding va oltre, in quanto ha in sé fortissimo l'aspetto promozionale. 
Ora, cosa se ne può fare l'HR del personal branding? Tantissimo.
Sappiamo tutti che la 'nostra' funzione gode a malapena di un buon nome tra i suoi stessi membri, e se andiamo fuori dal ristretto cerchio degli HR non sono poche le critiche. Per non parlare poi della visibilità, tutto sommato limitata, di cui la funzione gode. Pensateci un attimo, quando è che oggi che HR diventa visibile nel nostro paese? O quando si tratta di grandi o piccole ristrutturazioni (vedi il caso Fiat a Melfi e tutti gli altri piccoli casi di cui danno notizia i giornali locali), oppure, se ci va bene, si parla di noi nelle poche occasioni in cui le aziende assumono, ed allora ecco che si accendono i riflettori. Ma tra questi due estremi il buio.
Cosa fare allora? Beh, proviamo innanzitutto, come si fa quando si ha una marca, un brand, a disposizione, a segmentare il mercato di riferimento della funzione HR. Chi è il nostro cliente? 
C'è quello interno, ovvero l'azienda stessa dove si opera, ok, poi c'è il mondo esterno, quello delle Istituzioni, quello sindacale, quello dei consulenti, va bene, ma c'è un mercato più vasto? Certamente si, c'è il Mondo là fuori! E se internamente la credibilità l'HR in gamba se la costruisce accompagnando e guidando il business nel presente e verso il futuro, esternamente, quanto più siamo capaci di lavorare verso la credibilità e la professionalità della funzione, tanto più sale il nostro gradimento nei clienti.
E se è vero, come è vero, che il futuro è radioso per quelli di noi che sanno gestire le proprie carriere nello stesso modo in cui le aziende gestiscono il loro business, noi per primi dobbiamo essere assolutamente consapevoli di cosa abbiamo da offrire come funzione e con quali benefici, dobbiamo impegnarci nell'aumentare la comunicazione all'esterno, fare in modo che il nostro brand sia sempre in prima linea, ed assicurarci di saper sempre mantenere quello che il nostro brand promette. 
Facendo attenzione alle insidie dell'Ego, il nostro peggior nemico in questo momento.

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